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FRANCESCO DE GREGORI “Vivavoce Tour” Palapartenope, Napoli 3 aprile 2015

FRANCESCO DE GREGORI

Vivavoce Tour”

Palapartenope, Napoli

3 aprile 2015

Non chiamatelo “monumentale”

Si fa presto a dire “monumentale”. Ma i monumenti se ne stanno lì, fermi, immobili memorie della storia a cui solo i turisti e, più spesso, i piccioni rivolgono un cenno di riguardo. Francesco De Gregori, che oggi 4 aprile 2015 compie sessantaquattro anni, è invece carne viva, sangue pulsante, voce calda e vigorosa che si impasta con i suoni di un gruppo di musicisti che non può più chiamarsi “band”, ma vera e propria orchestra (undici elementi) nella quale confluiscono tanti e vari codici che non ancorano il tour di De Gregori a nessun genere musicale in particolare.

Il Palapartenope di Napoli si fa scenario di un’esibizione sprintosa e giovanile in cui, forse per la prima volta dopo anni di insistita esperienza dal vivo, De Gregori matura qualcosa che va sul serio oltre il concerto per sconfinare nello spettacolo, nello show, per dirla – non a caso – in chiave anglosassone. Inutile sciorinare la scaletta, due ore e un quarto in cui si alternano con generosità quasi tutte le hit della serie “questa non può non farla” a brani di nicchia per palati più fini; forse più giusto sottolineare la vitalità della loro esecuzione, che spazia – ancor più che in passato – dal rock&roll al soul, dal blues al country, filtrando citazioni e riferimenti (non solo Dylan e Cohen, ma anche Presley e Dire Straits) con una padronanza che riconduce sempre organicamente a lui e solamente a lui, Francesco De Gregori.

Compattezza, asciuttezza anche, cura anglosassone dello spettacolo, dicevamo. È così che non si lascia al pubblico il tempo di rilassarsi, spingendo sulla varietà e la precisione dei ritmi (che effetto, quei bassi anni ’80 su “La testa nel secchio”!), ma anche sull’attenzione per la cornice estetica: abiti che sono veri e propri costumi di scena, e poi un disegno luci organizzato al dettaglio, in cui luci ed ombre si guadagnano a buon diritto il loro ruolo nell’orchestra.

Bisogna vederlo dal vivo per capire cosa spinge generazioni diverse a confluire ai suoi spettacoli. Non è solo una precoce iconizzazione, figlia della necessità di ritrovare una storia collettiva in un artista, non potendo contare su altro; è anche quella generosità di cui sopra, quell’amore per il proprio mestiere, per la musica, quel rispetto per se stessi e per il pubblico che gli fa dire “se sali su un palco, fallo come si deve”.

Sì, in concerto la vitalità di “Vivavoce” è tutt’altra rispetto a quella ambigua del disco, che pure scappa da una beatificazione primaticcia e scomoda. Ed è giusto così. Perché De Gregori è, sì, storia, memoria, ma è storia in corso, memoria che si sta ancora scrivendo e che va cantata in diretta, gelosamente goduta dagli astanti, mica dai posteri.

Antonio Piccolo

About Antonio Piccolo

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Antonio Piccolo (Napoli, 1987) è un critico e uno studioso di canzone d'autore, oltre che attore e regista di teatro. È membro della giuria del Premio Tenco; fa parte della redazione musical-letteraria del Premio Lunezia. Ha collaborato alla stesura del "Dizionario completo della canzone italiana" (Giunti, 2006), ai volumi "Luigi Tenco. Il mio posto nel mondo" (Rizzoli, 2007) e "Nudi di canzone. Navigando tra i generi della canzone italiana" (Zona, 2010). Per la Bastogi ha pubblicato nel 2007 il saggio "La storia siamo noi. Francesco De Gregori".

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