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Francesco De Gregori, il Maupassant della musica d’autore

Questi ultimi due anni hanno sconvolto più di una certezza nel mondo della musica leggera italiana. Il primo pensiero va sicuramente a Lucio Dalla, che  se ne è andato all’improvviso, lasciando la scia dei suoi accordi nella notte dei miracoli italiana. Ma qualcuno nei vicoli di Roma – vi assicuriamo – con la bocca continua a fare a pezzi una canzone. Ivano Fossati intanto si è ritirato, serenamente, congedandosi con un disco che lascia intravedere ‘il nuovo’… solo un grande artista poteva fare uno scherzo simile. La sua musica risiede viva e giovane nelle nostre case. E adesso ci si è messo anche Guccini. Guccini, secondo chi scrive, non va nemmeno giudicato come un cantautore. Guccini è una intera epoca, un modo di essere, di pensare, rappresenta per la musica italiana quello che Berlinguer è stato in politica. Un mondo che finisce? Che cambia? O che è evoluto? Poi c’è la scelta di Battiato … ma questa  è un’altra storia…

Insomma se ne vanno, sarà contento Renzi, che usa quella brutta parola… (questa rottamazione che sa di bulloni copertoni e plastica) … sarà contento – dicevamo – di questo ricambio musicale. O meglio. Il ricambio per modo di dire, visto che qui ancora si discute sull’annosa questione: la musica d’autore è morta? Ne discutono anche i cantautori vivi e vegeti! In realtà di musica se ne fa tanta, alcuna di pregio e qualità. Il problema è che mancano i canali per diffonderla ma soprattutto quell’attenzione che la musica d’autore richiede. Quella difficiltà ad aprire il cellophane, quel maledetto bollino Siae piazzato sempre sul punto più bello della copertina, quella cautela nell’estrarre disco e copertina… l’ascolto lento e prezioso della novità. Diciamolo sinceramente, la musica d’autore deve imparare a convivere meglio con gli mp3 e allora magari… risorge. Ma questa è ovviamente una digressione anche un po’ sommaria che ci allontana troppo dal punto principale dell’articolo.

Perché mentre il vecchio si rottama ecco che Francesco De Gregori si mette ‘Sulla Strada’ con un nuovo album che tutto sa tranne che di dismissione. Si mette sulla strada di Kerouac ad una età che a Renzi magari sembrerà proibitiva… e lo fa con una disinvoltura una fantasia e una voglia di musica da fare invidia.

Con quella voce poi – ne vogliamo parlare della voce di De Gregori? – quella voce sempre così fresca e giovane, e allo stesso tempo rassicurante. Ecco, lui c’è sempre. E lo dico chiaro, perché è giusto dichiararsi in queste cose. Io non ho amato moltissimo De Gregori. Ma De Gregori è uno che – attenzione – ha scritto alcuni pezzi ineguagliabili e immortali, che non hanno confronto con nessuno. Robe come la Donna CannoneLa StoriaLa Valigia dell’AttoreCardiologia – tanto per dirne quattro – beh, non le ha scritte nessuno. Nessuno si è nemmeno avvicinato a simili perfezioni. E anche se – come si dice adesso nell’epoca della postrottamazione musicale – il ‘sound’ del Nostro non mi ha mai preso fino in fondo, agli occhi miei resta straordinaria, anche in questo disco,  la capacità ineguagliata di raccontare storie. Storie nel tempo. Storie nello spazio. Storie del cuore, anzi, meglio: storie sul cuore. Pezzi di vetro? Io direi piuttosto quadri. Ritratti di inizio secolo (quello scorso naturalmente), o film di Renoir. C’è da sempre un’aria da narrativa francese in De Gregori. Ho sempre pensato che se De André era il poeta, De Gregori era invece il narratore della canzone italiana. Il Maupassant della musica d’autore. Sbirciamo dentro in questo suo popoloso mondo inventato. Sono tutti insieme: Nino che non ha paura di tirare calci di rigoreAlice che guarda i gatti,  e l’attore con la valigia e l’aria vagamente haberiana, la fotografia dove tu sorridevi e non guardavi,  e poi tante stelle  e tanti soldati, qualcuno graduato come un Generale dietro la collina, ma anche inGuerra o come il protagonista di Belle Epoque, in questo suo ultimo lavoro (che pezzo straordinario, che ti sembra di aver già visto, vissuto, forse scorto in qualche film, letto in qualche romanzo… ti sembra addirittura di camminarci dentro le strade di quel pezzo, lo sentiremo ancora, e molto!),  poi eccola lì: c’è anche Malika Ayane che controcanticchia a fianco ad Omero al Cantagiro (che se l’ascolti ci metti un po’ a capire che si tratta proprio di Omero, quello che…  Cantami o Diva…) l’Omero che ho visto io, nel mondo degregoriano, è un cantante anni Sessanta piuttosto piccolo e oscuro, con in mano il suo 45 giri dalla copertina colorata, con le palme disegnate e la spiaggia dietro… e naturalmente lui fotografato da lontano perché non somiglia affatto al Pelide Achille (sì ecco. Un Omero che somiglia un po’ a Nico Fidenco…). E mica sono finiti i personaggi che ci vedo là dentro: ci vedo Roma in mezzo ai maialiDottor Dobermanil sugo con i funghi quando viene Natale. E attenzione! Non siamo sul Titanic. E nemmeno al Cantagiro. Assomiglia di più ad un grande fumetto. Tra valzer lenti storie d’amore, un po’ di rock all’italiana, qualche passaggio latino, pianoforte e chitarra. Il protagonista di tutto si sa: è lui. Anche se poi dice: ‘Guarda che non sono io’. De Gregori ha ragione a dire che non è lui. Però, in questo mondo che non cambia mai, in questo del fumetto, lui è proprio lui. Anche un alito di vento può cambiare la vita alle persone. E a volte siamo proprio noi a sospirare. Perché non può accadere con una canzone, con chi la scrive, con chi la canta?

Magari con quella voce giovane: quella del signore con la chitarra che canta storie di Maupassant, nel mondo di Francesco De Gregori. Per raggiungerlo ed ascoltarlo, in tanti si mettono ‘Sulla strada’. Anche sotto la pioggia. Mentre Lui sta con le borse della spesa. O forse no. Non era lui… Che ci scusasse.

Elisabetta Malantrucco

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