
E, con il massimo della sincerità, che è una grande virtù dell’uomo Fossati, oltre che dell’artista, specifica: «Non dico queste cose per piaggeria, non le dico per ogni città: sarebbe davvero riprovevole. Tant’è che vi confesso che, escludendo Genova e Napoli, l’altra città che amo è Trieste. Non ho ben presente il perchè, per Napoli credo di averlo capito». L’occasione di questa visita è la presentazione dell’ultimo album live, “Tour acustico”: un disco nato per caso, in seguito ad un giro di concerti particolarmente fortunato. «Un giorno mi chiama il produttore e mi annuncia entusiasta: “Abbiamo delle ottime registrazioni!”. “Ah, sì?”, gli rispondo contento. Talmente ero ansioso di ascoltarle che l’ho fatto...sette mesi dopo. Comunque aveva ragione, e abbiamo inserito i brani venuti meglio. Nessun significato particolare nella scelta dei pezzi, quindi». L’incontro diventa una piacevole chiacchierata con il pubblico che, coinvolto e dinamico, partecipa attivamente. Ai complimenti che si susseguono a ripetizione Fossati risponde: «Queste canzoni hanno fatto un passo in avanti con il tempo. Non credo d’essere stato io e nemmeno i miei musicisti, che sono eccezionali. Forse lo hanno fatto le canzoni stesse». Concetto che lo indirizza, molto più di una volta, a ricordare con estrema ammirazione e rispetto un suo vecchio “collega”, soprattutto un amico: «Le canzoni di De Andrè, fateci caso, anche se scritte venti o trenta anni fa, sono sempre attuali. Come se l’autore e le canzoni stesse parlassero del futuro. L’immortalità di esse è ciò che differenzia un grande autore da un bravo autore». Arriva allora anche il momento in cui, in maniera teorica, si dipinge il ritratto delle sue canzoni. «L’illusione è quasi tutto: la ricerca di vedere un pochino più lontano. Farlo nelle canzoni diventa un gioco perchè bisogna sintetizzare. Sono contento di dover dire quello che sento nell’arco di quattro minuti: di solito non ci si riesce, ma la sintesi dà l’illusione di esserci riusciti lo stesso. Come per “Smisurata preghiera”: come si fa a dire che oltre la maggioranza esiste anche la minoranza, in quattro minuti? Lì c’è allora l’illusione...e soprattutto il genio di Fabrizio». I personaggi delle canzoni sono spesso sbandati: giovani che a 18 anni non hanno terra dove andare; albanesi che vengono in Italia con un sogno che poi viene tradito; l’uomo di “Cartolina” che si estranea dal mondo perchè ne è spaventato; l’uomo de “Il disertore” che invece prende una chiara decisione. Il sottoscritto gli domanda, con simpatia: «Ivano, anche tu ti senti sbandato?». La risposta è lucidamente sincera: «Probabilmente sì. Non afferro chi ha il coraggio delle opinioni istantanee, e si mette sempre in prima fila. Sono onesto e dico che spesso non ho un opinione, almeno non subito. Oggi ci vuole più coraggio ancora per affermare: “Non ho capito”. Bisognerebbe sempre ricercare prima di dare una risposta».
Antonio Piccolo




