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“Ecco” le 11 perle di Niccolò Fabi

Ecco”, l’album di Niccolò Fabi pubblicato nell’ottobre del 2012 è sicuramente tra le cose più belle ascoltate nell’anno appena passato. Vero è che il 2012 è stato un anno davvero ricco di uscite discografiche soprattutto per quanto riguarda la canzone d’autore, da De Gregori a Guccini per arrivare a Battiato solo per citare alcuni nomi storici del cantautorato italiano.

Senza girarci tanto intorno dirò subito che questo di Niccolò è un album che entra in circolo già al primo ascolto, e non certo per levità e leggerezza. Tutt’altro. “Ecco” è un disco maturo, consapevole, probabilmente l’opera più completa finora dell’artista romano, uscita a distanza di 3 anni da “Solo un uomo”.

Questo lavoro è, a detta del cantautore, il disco più collettivo della sua discografia, un lavoro dove, alla paternità di testi e musiche dell’artista si innestano dinamiche riuscite di condivisione e partecipazione di un gruppo musicisti, che sono anzittutto un gruppo di amici. Dal fido Roberto Angelini alla slide guitar, a Daniele “Mr Coffeee” Rossi al pianoforte e alle tastiere, Gabriele Lazzarotti al basso e, per finire, Fabio Rondanini alla batteria e alle percussioni.

Tutta la bellezza e la grazia di questo lavoro l’avverti sin dall’inizio. Appena parte “Una buona idea”, prima traccia del disco, le parole di Niccolò fanno subito centro. “Sono un orfano di acqua e di cielo/ un frutto che da terra guarda il ramo/ orfano di origine e di storia/ e di una chiara traiettoria” canta Niccolò e il suo senso di smarrimento, in questi tempi di assoluta precarietà che viviamo, è anche il nostro. E poi ancora, “Orfano di partecipazione/ e di una legge che somigli all’uguaglianza/ di una democrazia che non sia un paravento/di onore e dignità misura e sobrietà”. Parole preziose le sue, che scaturiscono sicuramente da un malessere intimo e profondo, soprattutto per la recente, dolorosa tragedia familiare che lo ha colpito tre anni fa, ma c’è di più, perché qui il suo canto prende forma quasi di protesta, di rivendicazione dei propri diritti contro ogni sopruso, la sua voce diventa il grido di chi stenta a riconoscere la sua nazione, la terra dove è nato e che sembra adesso non esista più. (orfano di una casa/ di una Italia che è sparita).

In quel momento la voce di Niccolò è anche la nostra, nostro è lo scoramento e lo sconforto per una nazione che continuiamo ad amare ma che non riusciamo più a riconoscere.

Che fare allora? “Mi basterebbe essere padre di una buona idea” suggerisce l’artista, forse basterebbe convogliare tutta quell’energia e voglia di fare in qualcosa di concreto, servirebbe che ognuno di noi si impegnasse a “costruire” qualcosa di buono, facendo la propria parte, ed essere così di stimolo ad altri, contagiandone la creatività ed essere in definitiva, di aiuto alla collettività. Servirebbe appunto una “buona idea” di partenza.

Quando nel mio lettore è partita la terza traccia di questo disco, “Elementare”, confesso che sono stato colto da un brivido.

In questa canzone, che Niccolò afferma di aver inciso prima di tutte le altre, a brillare, oltre al bel testo, è proprio la musica. Una canzone cantata in modo così intimo e personale, tanto sensibile e profonda, che viene da avvicinarti con rispetto e pudore, quasi in punta di piedi. Musica e voce vibrano all’unisono, e, come onde sonore entrano sotto pelle catturando anima e cuore di chi ascolta.

Una canzone che, quando sembra stia sul punto di finire, ecco spuntar fuori una nuova coda, che, a pensarci bene, rappresenta un po’ una rinascita, quasi come se la tavolozza delle note provasse a dipingere in musica un alba alla fine di una lunga notte. “Poi vede quella stanza in fondo al corridoio/quella in cui quando si entra tutto quanto è buio/così afferra la maniglia respira chiude gli occhi/apre la porta e tutto è lì”.

L’utilizzo dell’arrangiamento orchestrale esalta ancor più l’atmosfera di forte carica emotiva di questo brano.

Sedici modi di dire verde” è una canzone ispirata dall’esperienza di Niccolò con l’Associazione “Medici con l’Africa” CUAMM e che è diventato anche un bel documentario che racconta “storie che fanno bene”.

In “Lontano da me” intraprendere un viaggio diventa invece occasione, oltre che per conoscere altri luoghi, di migliore conoscenza di sé stessi.

In “Verosimile”, Niccolò racconta del sadismo e della cattiveria del tritacarne catodico, la Tv che illude, dispensatrice di vanagloria e di posti al sole, purchè si sia disposti naturalmente “a farsi possedere, mettersi alla gogna e farsi sputare”.

Ne “I cerchi di gesso” sono i ricordi di infanzia del cantautore ad emergere dal suo passato, il suono è quello di una orchestra d’archi arrangiata da Stefano Cabrera e con dei bei suoni vintage.

Poco prima accennavo alla musica. Diciamo subito che questo disco ne è davvero ricco. I mondi musicali e le sonorità di “Ecco” sono davvero molteplici e diversi tra loro. Non capita spesso di trovare in un disco d’Autore tanta cura ed attenzione per i suoni e gli arrangiamenti. Si passa dall’uso degli archi di “Elementare” al blues di chitarre in “Sedici modi di dire verde” , dal soul di “Le cose che non abbiamo detto” all’ariosità della ballata “Indipendente”, arricchita dai fiati di Roy Paci, nel cui studio salentino è stato registrato questo lavoro. In “Lontano da me” prevalgono le sonorità folk, mentre “Io”, con tutta la sua carica reggae, è stato registrato con l’apporto della banda di Aradeo, paese in provincia di Lecce e rappresenta invece la parte più ludica e giocosa del disco, qui puoi davvero respirare tutta quell’atmosfera di gioia e condivisione della musica tra Niccolò e i suoi amici musicisti; perché, come dice lui stesso, “la musica è utilizzare la vicinanza degli uomini. E’lo stare uno accanto all’altro. La musica in una parola, è vita”.

Stesso discorso di “Elementare” vale anche per l’altra canzone di grande impatto e coinvolgimento emotivo del disco, la title track “Ecco” che conclude l’album. Ogni parola di commento qui sembrerebbe di troppo, basta il canto di Niccolò a rendere l’idea, una voce che non lascia scampo “Io certo non ti lascerò mai andare/io di certo non ti lascerò sparire/ecco. Qui si può ascoltare un carillion che riprende a suonare dopo una esplosione distorta, quasi a voler rendere la circolarità del disco, a voler significare le cose belle che si alternano a quelle brutte, le gioie che seguono ineluttabilmente i dolori.

Niccolò ci regala undici canzoni, undici piccole grandi storie per pensare, piangere o ridere; sicuramente per riflettere. Un lavoro che riesce ad emozionare davvero nel profondo, sicuramente da condividere. Sì, “Ecco” è un disco da mettere in circolo provando magari, perché no, a contagiare qualcuno con “una buona idea”.

DAVIDE FAVIA

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Il mio cuore batte da sempre per la buona musica d’Autore. Da quando intravidi, tantissimi anni fa ormai, in un programma Tv, Francesco De Gregori, sì proprio lui, il Principe, imbracciare la chitarra e intonare “Generale, dietro la collina..” fu subito colpo di fulmine, amore a prima vista. Il primo vinile acquistato fu “Viva l’Italia” ed il mio primo concerto il mitico “Banana Republic” al vecchio stadio “Delle Vittorie” di Bari, la mia città, al seguito di mia sorella maggiore e di alcune cugine appassionate di buona musica. Continuai imperterrito a percorrere, attraverso gli anni, i sentieri del cantautorato nostrano con l’ascolto della musica che proveniva dalle frequenze delle diverse radio libere del tempo, di cui mi nutrivo avidamente e con l’acquisto di dischi e andando ai concerti, quando il budget assai ridotto me lo permetteva, provando a saziare la mia fame attraverso la lettura di tante riviste (internet era lontana anni luce!) e di libri sul tema.

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One comment

  1. avatar

    Articolo meraviglioso…davvero complimenti!!!

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