Home / Canzone d'Autore / E qualcosa rimane: Da Rimmel a Vivavoce

E qualcosa rimane: Da Rimmel a Vivavoce

Ho fatto un sogno alcune notti fa. Ricordo che ero seduto al tavolo di una pizzeria, un locale di quelli alla buona, di cui però ti puoi fidare. Ero in ottima compagnia.

Di fronte a me sedeva infatti il cantante Francesco De Gregori, noto anche come il Principe. Tranquillo e rilassato, conversava amabilmente col sottoscritto mentre assaporava una pizza che dall’espressione del viso pareva gradire. Gli facevo i complimenti, con moderazione, per il suo ultimo lavoro di studio,“Vivavoce”, un doppio album uscito ormai da qualche mese in cui rivisita insieme alla sua band un bel pezzo della sua lunga e fortunata carriera.

Lui guardandomi di sottecchi, con tono bonario rispondeva al mio complimento con questa frase “come sono contento che il disco sia di tuo gradimento…” Pensavo tra me: queste parole mi suonano familiari…”

Un rumore che arrivava dalla strada mi risvegliava all’improvviso. Era stato solo un sogno. Avvertivo un fastidioso e insistente cerchio alla testa, quello reale purtroppo, probabilmente un gentile “cadeau” della sera precedente, quando in compagnia di alcuni vecchi amici dovevo aver esagerato con il vino. Io, che l’alcool proprio non lo reggo.

Ricordo che nel lettore girava “Sulla Strada”, l’ultimo disco di inediti di De Gregori, mentre discutevamo abbastanza accalorati, sia per la temperatura estiva che per i primi effetti del rosso, della musica pop e rock che gira intorno oggi paragonandola con quella dei bei tempi andati. Classici argomenti di chi li anta li ha superati da un bel po’.

All’attacco della nona traccia, la conclusiva del disco, ci ammutolimmo improvvisamente.

“Come sono contento che il vino sia di tuo gradimento/che sia passata finalmente la notte in questa città….” cantava Francesco; restammo in silenzio per tutta la durata del pezzo per non interromperne la magia e perché ci sembrava la cornice perfetta ai nostri pensieri e di quel nostro incontro.

Ecco spiegata la ragione del sogno; quella canzone, “Falso Movimento” ,doveva essermi rimasta impigliata da qualche parte nel cervello, sbucando fuori dal mio inconscio in modo imprevisto e palesandosi con qualche piccola variazione sul tema.

Eppure un De Gregori così incline alla conversazione, loquace e affabile non è più materia soltanto di sogni; almeno da un po’ di tempo a questa parte.

Negli ultimi tempi le sue interviste, le presenze televisive nei talent e in alcune rassegne canore sono diventate sempre più numerose; c’è poi una crescente attenzione dell’Artista nel rapporto con i fan, nel provare a far conoscere la sua musica ad un pubblico più giovane, anche attraverso una costante presenza sui social.

De Gregori, uno dei cantautori “storici”, quell’eletta schiera che nei fertili (musicalmente parlando) anni ’70 venivan su come funghi, è sempre stato un Artista riservato e un pò ombroso; negli ultimi tempi però ha colto di sorpresa pubblico e critica. E’ sicuramente cambiato, ma restando comunque fedele a se stesso a alle sue idee. Sempre e per sempre dalla stessa parte.

Qualcuno sostiene che non abbia più nulla da raccontare, che abbia esaurito la vena creativa, portando come argomento a sostegno della sua tesi il fatto che il suo ultimo lavoro discografico, quel “Vivavoce”, in cui il cantante romano ripropone alcuni dei suoi successi con arrangiamenti inediti sia una sorta di best of del suo glorioso passato.

Niente di più lontano dal vero. A parte il fatto che l’ ultimo lavoro di inediti, quel“Sulla Strada” cui accennavo sopra e uscito 3 anni fa, è, a mio parere, tra i suoi più bei dischi di sempre, all’ascoltatore un pò distratto e pigro potremmo suggerirgli, prendendo a prestito alcuni frammenti del brano “Finestre Rotte”, “pulisciti le orecchie/togliti l’auricolare” e ascolta davvero la musica senza disturbi e ronzii di fondo.

Chi desidera davvero entrare nell’Arte del De Gregori di oggi, non puo’ certo restare ancorato soltanto ad Alice, Rimmel, Generale o La Donna Cannone; capolavori senza tempo e che amiamo per carità, ma per accostarsi al suo attuale mondo musicale, non puoi fare a meno di andare ad un suo live concert. Magari ad una tappa del suo infinito tour di “Vivavoce” che a partire da marzo sta viaggiando su e giù lungo tutta la Penisola entusiasmando migliaia di fan. (Viva)mente consigliato quindi. Precauzioni per l’uso: aspettatevi l’inaspettato.

E’ questa, a mio parere, la sua dimensione più vera e che meglio lo rappresenta oggi. Quella del cantante di una band (come lui ama definirsi) che fa davvero sul serio e lo fa dannatamente bene. Suona e si diverte il Principe nel mettere in scena le sue canzoni, quelle famose e quelle meno note al grande pubblico (non certo ai suoi più accaniti fan), pezzi che probabilmente avrebbero meritato miglior fortuna.

Canzoni come “Passato Remoto”, “La testa nel secchio”, “Il Panorama di Betlemme”, giusto per citarne alcune, dal vivo fanno fuoco e fiamme, grazie al sostanzioso impasto sonoro della sua poderosa Band, una meravigliosa combinazione di esperienza e talento, a partire dal capobanda Guido Guglielminetti, storico bassista e produttore, fior di musicista e gran cerimoniere che da 30 anni affianca il Maestro, le chitarre elettriche ed acustiche di Paolo Giovenchi e Lucio Bardi, la batteria e le percussioni di Stefano Parenti, i nuovi innesti della Sezione fiati Giorgio Tebaldi (trombone), Giancarlo Romani (trombe) e Stefano Tribeca (sax), Alex Valle alla pedal steel guitar, le tastiere del giovane e talentuoso Alessandro Arianti ed il violino e la voce della bravissima Elena Cirillo.

Che spettacolo sentirli suonare per più di due ore, vederli creare quella magica alchimia di musica e voce servita con tanto cuore, passione e professionalità.

“Ciccio”, scusate se lo ribadiamo ancora una volta, è cambiato negli ultimi anni. Il suo modo di stare sul palco è diverso, ora sembra che si diverta molto più di un tempo, quell’accenno a passi di danza, la mimica del volto mentre comunica con il suo pubblico e l’invito a scandire il tempo, deriva sicuramente anche dalla frequentazione con il grande Artista e amico Lucio Dalla.

Quell’uomo e il suo cuore benedetto, non lo avesse incontrato probabilmente il Nostro non avrebbe mai vissuto quella felice mutazione artistica.

In settembre si terrà, all’Arena di Verona, l’evento celebrativo del quarantennale dell’uscita del suo disco Rimmel. Lavoro seminale e che cambiò la vita a molti ragazzi di quegli anni. Un disco che grazie al suo grande successo di vendite permise a Francesco di poter proseguire il mestiere di musicista consentendogli una maggiore tranquillità e libertà di azione.

All’Arena saranno presenti tanti amici e colleghi. Naturalmente ci sarà anche qualche imbucato, come in ogni festa che si rispetti. Ma tant’è, deve essere una festa. E che festa sia dunque.

Ci sarà soprattutto il suo pubblico e in prima fila quello più fedele dei ragazzi dello storico Rimmel Club, migrato in parte sul Gruppo Facebook “Oltre il confine chissà..! (Fan Club Francesco De Gregori)”; gente che seguirebbe il Principe fino in capo al mondo.

Varrà comunque la pena per tanti di loro fare tanta strada e arrivare nelle città e nelle piazze dove suona Francesco. Perché l’amore di sicuro è mascalzone, e nella vita può capitare di finire a viaggiare contromano per causa sua. Può capitare purtroppo che qualche compagno di viaggio ci lasci partendo improvvisamente in una notte bianca e facendo perdere le sue tracce per sempre sulla rotta di Atlantide o chissà quale strano paese. Qualcun altro riuscirà a prendere al volo un treno che va veloce verso il ritorno a casa. Nella vita si corre a cento all’ora, poi per fortuna, di sicuro per amore, ci si ritrova chissà come ai piedi di un palco. Come per un appuntamento, o per la forza di gravita. Vallo a spiegare l’amore.

About davide favia

avatar
Il mio cuore batte da sempre per la buona musica d’Autore. Da quando intravidi, tantissimi anni fa ormai, in un programma Tv, Francesco De Gregori, sì proprio lui, il Principe, imbracciare la chitarra e intonare “Generale, dietro la collina..” fu subito colpo di fulmine, amore a prima vista. Il primo vinile acquistato fu “Viva l’Italia” ed il mio primo concerto il mitico “Banana Republic” al vecchio stadio “Delle Vittorie” di Bari, la mia città, al seguito di mia sorella maggiore e di alcune cugine appassionate di buona musica. Continuai imperterrito a percorrere, attraverso gli anni, i sentieri del cantautorato nostrano con l’ascolto della musica che proveniva dalle frequenze delle diverse radio libere del tempo, di cui mi nutrivo avidamente e con l’acquisto di dischi e andando ai concerti, quando il budget assai ridotto me lo permetteva, provando a saziare la mia fame attraverso la lettura di tante riviste (internet era lontana anni luce!) e di libri sul tema.

Leggi altro:

Mannarino, il nuovo album «Apriti cielo» in arrivo il 13 gennaio: il primo singolo è già virale

Il brano “Apriti cielo”, primo singolo estratto dall’omonimo album di MANNARINO (in uscita il 13 gennaio) su …

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *