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Canzone d'Autore

1 March 2012

Dormendo sulle poltrone di vimini in un bar

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Articolo scritto da: Alessandro Calzetta

Un ringraziamento a Federico Pace

“Anch’io mi sono sentito un poco zingaro, ho vissuto per un’estate a Roma dormendo sulle poltrone di vimini in un bar”. Così scriveva Lucio Dalla nel libro Bella lavita pubblicato nel 2002 e forse in quella singola frase c’era davvero molto di quello che per lui poteva essere la vita. All’aperto e il più libera possibile. Ora Lucio Dalla non c’è più. A giorni avrebbe compiuto 69 anni. E’ morto per colpa di un attacco cardiaco in Svizzera dove stava tenendo una serie di concerti. Basilea, Lugano e Ginevra. Poi ci sarebbe stata l’Europa intera.

Sembra che ieri a Montreux il concerto sia andato bene. In mattinata, poi, tutto normale, la colazione e le telefonate. Ma la vita non è mai normale. C’è stato, allora, il malore. E’ stato un tradimento improvviso. Il voltare di spalle di quell’organo così misterioso che portiamo in petto per farlo battere sempre, con un ritmo per quanto possibile costante e non troppo accelerato.

Il cuore nel corpo di un musicista deve essere qualcosa di speciale. Ancor più speciale che nel corpo di ciascuno di noi. Quel battere del tempo, interno e imperscrutabile, deve rivestire ancor più significato. Soprattutto per Dalla che con la musica impastava il ritmo come pochi. E’ probabile che anche lui, quando accostava l’orecchio sul cuscino, riuscisse infine a sentirlo battere e forse si meravigliava, anche lui, di come potesse continuare a pulsare incessantemente. Per ogni giorno della vita, ogni minuto e ogni istante.

Le canzoni che ha scritto sono tantissime (tutti i cd di Lucio Dalla). Quasi tutte segnate da leggerezza e profondità. Da una felicità di scrittura che ci ha tenuto compagnia per molto tempo convincendoci che le canzoni italiane potessero essere popolari e moderne. Poetiche e ritmiche. Veloci e felici. Dolorose e profondissime. Allegre e balzellanti. Piene di aperture in cui potevi lasciarti andare. Con riff, bridge, chorus e accordi in major 7 che venivano invidiati anche dai più talentuosi american song writer (guarda il concerto integrale a Piacenza del 2 settembre del 1981).

Così scriveva in un’altra parte di quel libro che ora appare così stranamente rivelatore di tante cose: “Ho cambiato tante case da allora a oggi ma non ce ne è stata una che non avesse una finestra, uno straccio di cielo qualcunque che si affacciasse sui tetti delle città dove ho abitato e da dove ascoltavo, controllavo, cercavo i battiti del vostro cuore, i vostri respiri, le vostre bestemmie, il rumore dei vostri sogni, i misteriosi piccoli delitti quotidiani e le miracolose nascite che tutti i giorni Dio ci manda e che avvengono sotto i cieli di tutti i paesi e delle città nelle notti coperte di stelle”.

Le stelle e il mare. Il cielo. La luna. La meraviglia continua e lo stupore per la vita. Per quel miracolo appeso a un palpitare di cuori, a qualche moltiplicarsi di cellule, nel posto giusto e nel momento giusto. In Stella di Mare cantava: “Cosi’ stanco da non dormire, le due di notte non c’è niente da fare, mi piace tanto poterti toccare, o stare fermo e sentirti respirare, dormi gia’ pelle bianca, come sarà la mia faccia stanca.”

Le canzoni forse più complete e perfette furono quelle scritte tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80. Lui stesso ha confessato che tra le canzoni più belle che aveva mai tirato fuori dal suo cilindro c’era La sera dei miracoli (guarda il video). Viene voglia di ricantarla ancora, sussurrarla piano, proprio da qui, da dove ciascuno si trova, con il proprio cuore che batte in petto, con un proprio ritmo e con le incertezze stupefacenti della vita:

E’ la sera dei miracoli, fai attenzione, qualcuno nei vicoli di Roma fa a pezzi una canzone, è la sera dei cani che parlano tra di loro, della luna che sta per cadere, e la gente corre nelle piazze per andare a vedere, questa sera così dolce che si potrebbe bere, da passare in centomila in uno stadio, una sera così strana e profonda che lo dice anche la radio, anzi la manda in onda, tanto nera da sporcare le lenzuola. È l’ora dei miracoli che mi confonde, mi sembra di sentire il rumore di una nave sulle onde…

 



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Alessandro Calzetta
Bio: Alessandro Calzetta (Roma, 1971), creatore e direttore del magazine www.bravonline.it è un appassionato di canzone d'autore, grafico pubblicitario (www.grafichemeccaniche.it) e webdesigner di professione (www.alessandrocalzetta.it). E' un componente del gruppo d'ascolto del The Place di Roma. Fa parte della giuria che assegna, ogni anno, le Targhe Tenco. e.mail: info@alessandrocalzetta.it Alessandro su Facebook:




 
 

 

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