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C’est EXTRA: e saremo ormai felici come sai

[pullquote_left]È finalmente uscito ‘nei migliori negozi di dischi’ (o perlomeno in quelli che sono rimasti): Extra, (Ala Bianca) l’album dei Têtes de Bois dedicato a Léo Ferré, il musicista e poeta monegasco di cui l’anno scorso ricorreva il ventesimo anniversario della morte.[/pullquote_left]

Non è il primo disco che il gruppo romano pensa sogna canta suona e realizza per e con Ferré. C’era stato già Ferré, l’amore e la rivolta nel 2002, per quello straordinario catalogo di cd del Manifesto che ci ha regalato tanti piccoli gioielli e che non smettiamo di rimpiangere (ma si sa: le cose belle finiscono…).
Potremmo dire che i Têtes ogni dieci anni debbano ritornare alle proprie fonti di ispirazione, alle proprie ragioni, ai propri venti anarchici e di confine.
E quell’album (Targa Tenco come miglior Interprete di canzoni non proprie) è stato un lavoro essenziale, perfetto, misurato, rispettoso, insomma: un bellissimo omaggio ad un grande della musica e dell’arte mondiali.
Ma dopo dodici anni Andrea Satta, Carlo Amato, Luca De Carlo e Angelo Pelini hanno fatto un’altra cosa ancora: hanno scelto di nuovo Léo – e tutto quello che rappresenta nelle loro vite – per realizzare il disco che in assoluto – a parere di chi scrive – somiglia di più ai Têtes de Bois, questi artisti a tutto tondo, che condividono musica pane e possibilità con chiunque capiti loro a tiro: lanciano una rete invisibile e tu resti intrappolato per sempre… e il bello è che ne sei pure felice!
Extra è un album realizzato con pazienza, canzone per canzone, verso per verso, suono per suono. Ogni pezzo ha la sua cura e la sua carezza d’amore. Ogni brano ha la sua storia: quella raccontata da Ferré; quella di Rimbaud, Verlaine e Baudelaire; quella di Anna D’Elia e Pino Gennari (professore di francese, amico del poeta e direttore del Festival Ferré di San Benedetto del Tronto) che hanno aiutato i Têtes nelle traduzioni; quella di Enrico Medail, il primo a regalarci Léo in italiano; e c’è ancora la storia di Marie Christine e di tutta la famiglia Ferré che hanno voluto accompagnare e tenere per mano questo lavoro; c’è infine (anche se con questo non chiudiamo il cerchio) la storia di Francesco di Giacomo a cui il disco è dedicato e che ci regala l’ultima traccia con un live dall’Auditorium Parco della musica di un indimenticabile (per chi c’era) Il tuo stile.
E poi questo album ha una sua storia personale, come ogni creatura che prima non c’era e poi nasce e vive di vita propria, in barba a papà mamma e DNA.
8jXUqFowLNiGOUpj6ld_LZYeMO7PURrTz4I5gqb-gSsLa storia di Extra è intima, d’amore, di sensazioni delicate e vissute in punta di piedi, di suoni dolci, di accordi chiari e di equilibri; e ancora e all’improvviso di ardore, di passioni e di sensualità: lo scopriamo nei testi e nei suoni, nel piano di Léo suonato da Angelo, nella tromba di Luca, nel basso di Carlo e soprattutto nella voce di Andrea, che si muove tra gioco e maturità.
Ed infine e in sintesi la storia di questo disco è nel sound firmato Têtes e subito, con coraggio, lo scopriamo in Tango, la prima traccia, che merita un racconto a sé: si tratta di un testo inedito, mai musicato. Mathieu, figlio dell’artista, lo ha donato ai Têtes perché loro facessero col poeta Ferré quello che Ferré fece coi poeti francesi: dar loro melodia e voce. Ed ecco dei versi rabbiosi di lotta contro l’idiozia e la ferocia del potere mostrarsi nella loro prepotente attualità: ‘Quando questi capetti dalla voce vociante e dai rimorsi assenti…’
Segue uno dei capolavori assoluti dell’artista: Il mare e la memoria dove ognuno di noi può perdersi per ritrovare un pezzo di se stesso.
La maliziosa è invece il fresco e delizioso terzo brano, su musica di Ferré e testo di Arthur Rimbaud, un poeta che tutti dovremmo portare in borsa per essere certi di aver da mangiare per merenda. Bella la tromba che accompagna l’entrata in scena della ragazza…
Ed ecco finalmente arrivare Extra – ovvero la seduzione che si guarda – un pezzo di grande successo quando vide la luce; non perde forza musicale e convinzione in italiano.
Se te ne vai è il racconto di un addio e ci sembra che nessuno come Ferré abbia saputo raccontare il dolore sordo e senza speranze di un amore che – ineluttabile – finisce e finisce al ritmo suadente di una accattivante rumba.
Ed ecco arrivare Paul Verlaine in Ti rivedo ancora – racconto di un ricordo antico accompagnato al piano – e in Pattinava, i cui versi sono probabilmente uno dei primi esempi di amore omosessuale dichiarato: ‘frizzante come una ragazza / guizzante anguilla di razza / un volo di farfalla pazza’.
E non poteva certo mancare Charles Baudelaire, in questo incredibile e coinvolgente Eautontimorumenos, plurisillabico greco che dichiara: “sono il persecutore di me stesso”. Di questo pezzo esisteva solo un provino voce e piano di Léo, realizzato in casa a Castellina in Chianti, sullo stesso strumento con cui – come già accennato – i Têtes hanno suonato l’intero album.
Ospite del brano successivo: Tu non dici mai niente è Vasco Brondi (Le Luci della Centrale Elettrica), che canta con Andrea Satta: uno dei brani di Ferré più noto e interpretato in italiano nella antica versione di Enrico Medail.
Infine quello che è davvero il gioiello di questo album, un brano perfetto nello stile, nell’interpretazione, nel testo e nella traduzione; un brano d’amore pieno di speranze e possibilità: Felici come mai commuove fino alle lacrime; è un’eco dalle montagne, un sussurrìo di emozioni nel vento.
Un vento sempre anarchico, come i Têtes de Bois, come Léo Ferré, come l’anima di ogni essere veramente libero.
Chi comprerà questo disco lo sarà di più.

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