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Cartoline dal Tennessee – Sanremo

Elisabetta Malantrucco: Tutto ruota intorno al trottolino.
L: Al trottolino? Una metafora della Madre Terra?
E: No per carità, che poi è la Terra che gira intorno al Sole ma non te fa sentì da Celentano che te scomunica.  No no no: al trottolino,come metafora di Sanremo dico, come esempio tipo della canzone festivaliera che diventa musica che gira intorno (ehm scusa se ho nominato il nome di dio Ivano, (mi scusasse pure Celentano…) …
L: Humm…
E: Beh che mugugni?  alla fine in queste sere bastava affacciarsi su un social network qualsiasi per vedere che scorrevano fiumi di parole tra noi, tutte sul Festival.
L: Mah, senza scomodare qualcuno troppo in alto,  perché a proposito di trottolini, non dimenticare che tutto scorre a prescindere, mi sa che la stai facendo un po’ più grossa del giusto: Sanremo è un’emozione da poco, una povera illusione, un pensiero banale. Un vecchio scarpone
E: Sarò io che non vedo più la realtà oppure tu? Tutti che disprezzano, ma poi come sempre ci sono pezzi di pezzi che entrano nel linguaggio comune, come il trottolino, come “Grazie dei fior” …
L: Pezzi di pezzi di Pizzi (Nilla), addirittura.
E: Non mi toccare la Regina, marrano
L: Marano io ???
E: Marrano con due erre; la Nilla non si tocca, caro amico vicino e lontano (fuor di metafora…), lei che usava bianche colombe come piccioni viaggiatori per ringraziare delle rose rosse che tra tutti gli altri ha riconosciuto; anche io anche io li ho riconosciuti quando me li hanno mandati: mi han fatto male eppure li ho graditi… comunque dico
L: dici?
E: sì, ecco. Dicooo:  Sanremo incide ancora come cultura di massa in Italia, devi avere fiducia in me
L: Mi sembra una tesi piccola e fragile, voglio dire: faran piacere un bel mazzo di rose e anche il rumore che fa il cellophane, ma
E: Ehi, non uscire fuori traccia, oggi si parla solo di Sanremo..
L: Vabbè, che sarà, che sarà, che sarà … Per una volta che parlo di una bella canzone Non finisce mica il cielo (questa è la verità).
E: Guarda che se vuoi fare a botte coi capolavori pure io ce ne ho un sacco, ma qui oggi vale solo Sanremo. Eppoi ne sono passate di buone anche nella città dei fiori.
L: Sai BE –nissimo che Sanremo, al di là di questi anni, è più televisione che canzone: la musica vera sta altrove, lo sanno tutti.
E: No, non tutti, Margherita non lo sa, e sorride accarezzandosi il ginocchio.
L: Ah, cosa ti sei ricordata, un brano scritto, a quanto pare, anche da Fabrizio De Andrè. Anche il grande maestro si sarebbe trastullato col trottolino…
E: Lo vedi? Sanremo che bello sì che bello no.. Vecchi discorsi, certo, ma sempre da fare.
L: Questa di De Andrè non me l’aspettavo, non me l’aspetta – a –vo: ci penserò …
E: Ecco pensa, prima di dire e di giudicare. Per esempio c’è un filone mistico – religioso.
L: Ah, caspita.
E: Sì, tutta questa messa cantata di Celentano non è originale… pensa solo a quello, come si chiamava quello che cantava op op op somarello?
L: PAOLO BARABANI !!!! Opopop somarello trotta trotta… il mondo è bello e.. tu porti l’agnello !  Pofferbacco:ancora il trottolino !
E: Che poi pensavo: se il somarello porta l’agnello, il somarello chi lo porta?
L: Ma se parliamo del filone religioso allora Frà Cionfoli ..
E: No, Frà Cionfoli non vale.
L: Solo grazie
E: E tu lo chiami Dio? Ma che preghiera è buttata contro i muri?
L: No, non Ringrazio Dio, il Dio delle città e dell’immensità.. no no era sempre Grazie dei fior
E: Anche Lucio Dalla, a lui la gente del porto lo chiamava Gesù Bambino.
L: Ieri Gesù oggi Nanì
E: S’annamo a mette lì Nanì Nanì, come direbbe il nostro amico Paolo Talanca… lui ci ha tutta una teoria ma mo… a proposito di Nanì nanì nanì…c’è poi  tutto il Sanremo onomatopeico, quello appunto del trottolino amoroso e “duddu daddaddà“.
L: O delle donne dududù, in cerca di guai..
E: Quella deve essere una fissazione di famiglia, hai sentito Irene ? eee y eaaa!
L: O brlù le mille bolle blù.. il clarinetto che fa filù filù filù filà.
E: Alla fine però siamo sempre figli di Nilla e Celentano pure qua..
L: Prisencolinensinainciusol?
E: Mannò ! Io intendevo tutti figli dei quaraqqua di papaveri e papere!
L: Ah!.
E: Però tu esci sempre fuori tema! Sai che c’è? Mo chiamo il Direttor, ecco: battiamo battiam le maniiii al nostro Direttoooor… no vabbè ehm  pensavo: se dico Celentano a Sanremo semmai… chi non lavora non fa l’amore.
L: E allora mi sa che questo è il festival della castità: dopo una vita di risparmi di bot e cct, pure Emma che si ritrova a non tirare a fine mese.
E: Ma comunque io non ho mai sentito chiamare qualcuno trottolino amoroso. Ho sentito micione, cucciolone e pissi pissi bao bao, ma trottolino non è credibile.
L: Questa volta no.
E: Amedeo poteva dire rotolino adiposo, visto che l’amore è dolce e quindi calorico, poteva dire barboncino peloso per tenerezza, Orlandino furioso per sfoggio di cultura, …
L: Magari ti chiamerò: Mandarino a riposo, Presidente Barroso, materiale corroso …
E: Dopo i canotti labbrosi della Berté, anche botulino gommoso..
L: E il rimmel si strucca
E: Oppure, essendo a Sanremo, poteva pure buttarsi su qualcosa di floreale, ci deve pur essere un fiore che finisce per lino …
L: Ma lascia stare, ma chi te lo fa fare…?
E: Per dirti, Sanremo sarà pure un’emozione da poco, ma buttala via.
L: Ti emoziona un trottolino? Tu sei romantica, amica delle nuvole
E: Erano le nuvole? Sicuro? Comunque… più che altro mi interessa il concetto della trottola, del girare…
L: “Tu mi fai girar, tu mi fai girar…
E: Aridaje … Ho detto solo canzoni del festival !!
L: “..come fossi un trottolino amoroso dudù…”
E: Venendo al rotolare, hai sentito anche Bersani dice che “ci vuole molto coraggio a rotolare giù in un contesto vigliacco
L: Era bella, era bella davvero.
E: Ha ragione: basta un niente e te senti un pallone perso, come un supersantos oltre il filo spinato.
L: Vita vissuta i palloni incastrati sotto le marmitte
E: Non ci provare, guarda che è già il quarto cartellino giallo … Direttoreeee (aribattiam le maniiiii)
L: Non resisto, non resistoooo.
E: Vabè sei senza speranze. E comunque invece che rotolare giù sempre meglio salire e salire fino a quando il pallone di Bersani diventa il puntino lontano di Silvestri Nel blu dipinto di blu
L:ça va sans dire.
E:Tutto questo poi senza volere scendere sul personale?
L: Sarebbe?
E: Sarebbe che la sera a Casa di Luca (che prima era gay, ma adesso sta con lei..) che musica c’è..
L: E menomale che Luca Carboni non è mai andato al festival, altrimenti …
E: Altrimenti Silvia lo sa che Luca si buca
L: Lo vedi che anche tu vai fuori traccia?
E: Vabè, non personalizziamo
L: Ecco. E comunque tu Pensa per te. Che Per Elisa non sai più distinguere che giorno è. E poi…
E: E poi….. cheeeeeeee???
L: Noooo… dico e poi.. e poi ehm… e poi sarà come sparire.
E: Aaaaambè… e comunque ti faccio notare che in questo pezzo sei riuscito a infilare una botta di pugliesi: Oxa, Arbore, Carone, Cionfoli, Negramaro, Marrone, Mietta, Modugno …
L: Bè? Tin Probblem?
E: No, per dire.  Va bene senti ora è tardi e piove piove, perciò Ti lascerò.. però sappi che si può dare di più (lo dice pure la Fornero con la lacrima sul viso…). Per oggi non resta che infilarsi il vecchio scarpone, fare un saluto a tutte le mamme del mondo, andare su un campo di grano che dirti non so
L: e non sarà un’avventura incontrare una zingara, toglierle la spada nel cuore, gridarle: dimmi che non vuoi morire
E: non lo direee ! Che poi arriva Celentano: “Lazzarooo” e la zingara griderà, chi Io? Io che m’hanno sempre tolto il passaporto?
L: Comunque forse alla fine un po’ mi hai convinto, il Festival ancora oggi parla all’italiano con gli spaghetti al dente e buongiorno Italia che di terra bella uguale non ce n’è.. E questo, al di là di tutto resta un segno di affetto e, ahimè, di influenza nella cultura del paese. Ma a proposito di paese, come era Roma questi giorni?
E: Ah, guarda Roma era tutta candida,  tutta pulita e lucida
L: Bè direi che è veramente un bel modo per finire…
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Di Luca Basso (cantautore) ed Elisabetta Malantrucco

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