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Bruno Santori, l’intervista

Bruno Santori, a soli cinque anni, si avvia allo studio del pianoforte con il Maestro Silvio Marchesi. Sergio Santori, il padre, segue i primi anni della sua carriera da musicista affiancandolo ad ogni passo facendo nascere, grazie alle sue capacità imprenditoriali, i Raminghetti, una band composta da quattro ragazzi giovanissimi (di età compresa tra gli otto e i dieci anni) in cui Bruno suona come tastierista. Il gruppo inciderà vari dischi (tra cui due brani di Mogol e Lavezzi) pubblicati per la Bentler Eldorado. Mogol si definirà il “Padrino” del gruppo.

Allo scioglimento dei Raminghetti, a quattordici anni, dopo diverse esperienze in altri gruppi e dopo aver sperimentato nuovi generi musicali, Santori entra a far parte di una nuova formazione: i Daniel Sentacruz Ensemble, nati nel 1974. All’interno del gruppo avrà il ruolo di tastierista e di compositore. Il primo successo non tardò: grazie al singolo “Soleado” il gruppo raggiunge la notorietà. Dopo il grande successo segue l’uscita del brano “Un sospero (sempre più in alto…)” da lui composto, che diverrà colonna sonora della celebre pubblicità della grappa Bocchino (interpretata da Mike Bongiorno). Nel 1976 il gruppo partecipa al ventiseiesimo Festival di Sanremo con la canzone “Linda bella Linda”: dopo questa esperienza, Bruno Santori abbandona i Daniel Sentacruz Ensemble per proseguire lo studio della musica classica e terminare il percorso cominciato in conservatorio.
Dopo aver conseguito brillantemente il diploma in pianoforte, sotto la guida del Maestro Paolo Bordoni, Santori parte per Londra, dove frequenta un corso di perfezionamento con il Maestro Arnaldo Cohen. Dopo l’esperienza nella musica leggera, la classica si pone in una posizione di sempre maggior rilievo nel suo percorso artistico: la sua formazione prosegue studiando composizione con il Maestro Sergio Rendine.
All’età di 23 anni, mosso dall’interesse per la direzione d’orchestra, Santori diviene allievo del Maestro Franco Ferrara. Dopo la scomparsa del Maestro Ferrara (Firenze nel 1985), Santori fonda (insieme alla moglie del Maestro, Mariza) l’orchestra “Franco Ferrara”, di cui la vedova è stata presidente onorario. Durante gli anni ottanta Santori fonda, inoltre, le Istituzioni Harmoniche, un complesso da camera che, occasionalmente, viene ampliato sino a divenire orchestra sinfonica: questo è l’inizio di una serie di concerti, sia in Italia che all’estero, muovendosi talvolta nel circuito Gioventù Musicale. In questo periodo incontra il Maestro Gianluigi Gelmetti (oggi direttore stabile del Teatro dell’Opera di Roma e dell’Orchestra di Sidney) e ne diviene prima allievo quindi assistente, seguendolo nei suoi concerti in tutto il mondo (Orchestra sinfonica della Radio di Stoccarda, Orchestra dell’Opéra di Parigi, Maison de la Radio, Orchestra sinfonica di Colonia, London Symphony Orchestra sono alcune delle orchestre che Santori ha visto lavorare da vicino in qualità di assistente).
In questo periodo è intensissimo l’impegno per lo studio della musica e della composizione; una parte importante di tempo lo dedica allo studio degli strumenti musicali, in particolar modo dei fiati, del violino e delle percussioni, che impara a suonare.
Santori si dedica anche all’attività dell’insegnamento per cinque anni in diversi istituti musicali pareggiati, tra cui la Folcioni di Crema, e fonda la scuola musicale Johannes Brahms, che dirige per due anni. Torna a dedicarsi all’insegnamento nel 2003 presso il Conservatorio Donizetti di Bergamo dove tiene un corso, finanziato dalla comunità europea, per Direttori d’orchestra e arrangiatori.
Nel corso della sua attività concertistica è stato direttore di importanti orchestre, tra cui l’Orchestra dell’Opera di Budapest, l’Orchestra sinfonica di Lubiana, l’Orchestra sinfonica di Sofia, l’Orchestra dell’Angelicum di Milano, Orchestra della Grecia, l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali, l’Orchestra Sinfonica della RAI di Roma, l’Orchestra del Bergamo Musica Festival, esibendosi a volte anche come pianista.
Nel marzo 2008, in una cerimonia pubblica presso l’Auditorium S.Martino della città di Fermo, al Maestro Santori è stato assegnato il “Premio Giordaniello alla carriera” già assegnato nella precedente edizione al maestro Bruno Canfora.
Il 6 novembre, in occasione del Fenice Day, ha diretto l’orchestra della Fenice di Venezia in un concerto dedicato ai 40 anni di carriera di Katia Ricciarelli. Artisti ospiti della serata: Katia Ricciarelli, Michael Bolton, Fausto Leali, Ron, Alessandro Safina, Massimo Ranieri, Amedeo Minghi. Il concerto è stato trasmesso su canale 5.
Attualmente è il direttore stabile e artistico dell’orchestra Sinfonica di Sanremo (Sanremo Festival Orchestra).
Nell’ottobre ’10 nominato dal Presidente Roberto Formigoni entra a far parte del Comitato Tecnico Scientifico (area economica) della regione Lombardia.
Il 15 dicembre 2010, in occasione dei 100 anni dalla nascita di Madre Teresa di Calcutta, ha diretto un concerto di commemorazione della beata. Concerto trasmesso il 24 dicembre su Rai 1 dopo la messa del Santo Padre.
Il 18 maggio 2011, in occasione della Beatificazione di Giovanni Paolo II, ha diretto il concerto che la città di Roma ha voluto dedicare al beato. Il concerto che si è tenuto presso l’auditorium della Conciliazione a Roma ha visto alcuni tra i più importanti artisti della scena musicale italiana esibirsi accompagnati dall’orchestra Nova Amadeus.
Dal 1990 al 2004 si dedica a DB One Music, una casa di produzione discografica proprietaria di alcuni tra i più importanti studi di registrazione in Italia, nella quale lavoreranno molti artisti, tra cui Jan Teigen, Fabio Concato, Daniele Silvestri, Michele Zarrillo, Drupi, Raf, i Pooh, Giorgio Faletti (con il quale produce L’album da cui il brano “Signor Tenente”, classificatosi secondo al Festival di Sanremo) ed Ami Stewart.
Ha prodotto il progetto Suntory, un mix tra suoni etnici ed elettronici, da lui stesso concepito utilizzando basi orchestrali, realizzato avvalendosi della collaborazione di Dj produttori quali Roland Brant (Orlando Bragante), JK LLoyd (Giancarlo Loi), Valoy (Valentino Loi), Claudio Diva e Gianni Parrini, già produttori di altrettanti successi del genere Trance e Dream.

– Ciao Bruno. Pochi giorni fa eri a dirigere Classica, ora la grande celebrazione Pop per i 30 anni di Radio Italia che ti vede come protagonista con la Sanremo Festival Orchestra, l’orchestra sinfonica di cui sei direttore stabile e artistico. E’ un periodo intenso per te. Come sempre, mi viene da dire.

– Amo il mio lavoro anche se a volte coniugare arte e logiche strutturali dovute ad un organismo come la Fondazione Sinfonica non è sempre facile. Quello che amo è la libertà che la musica ti permette di avere ma la contropartita sono quei doveri istituzionali ai quali non è mai giusto sottrarsi quando si occupano posizioni istituzionali.

– Da Sergej Krylov a J Ax e i Negrita. Il salto è frequente nella tua carriera. Qual è lo stimolo che ti muove?

– Per un direttore d’orchestra è di certo la musica classica il territorio nel quale trovare appagamento e soddisfazione, ma la Pop ti permette di ricalibrarti con il tuo tempo e con un pubblico che ti chiede di parlare la sua stessa lingua; le soddisfazione le raggiungi attraverso la scrittura degli arrangiamenti e di come li fai suonare all’orchestra. È innegabile che fare musica con un grande come Krilov sia una speciale emozione, ma a volte anche condividere la musica con una Pausini o un Pino Daniele non è affatto da meno.

– Ci sono molti steccati nella Classica, e un certo atteggiamento radical chic per cui la Popular Music è vista come un ambito meno colto. Parecchi corsi universitari dovrebbero confutare simili argomentazioni, che vengono ugualmente riproposte in maniera sterile come un’usurata tradizione dogmatica. Ti sei fatto un’idea in proposito, in ragione del tuo amore per il pianoforte cominciato alla tenera età di 5 anni e concluso con il Diploma di Conservatorio, a cui sono seguite tutte le importantissime direzioni d’orchestra della tua carriera e la sperimentazione della tua Omnia Symphony Orchestra?

– La scuola ovvero l’università musicale o conservatorio che sia a mio parere non sono assolutamente al passo con i tempi. Così come ai miei tempi ho dovuto cercare insegnamento al di fuori del conservatorio per talune discipline, oggi le cose non sono cambiate. Incontro spesso ragazzi che hanno già conseguito una laurea in musica ma che non hanno ancora in nessun modo conseguito quelle caratteristiche delle quali hanno bisogno per poter affrontare la professione del musicista che oggi rappresenta una piu’ vasta conoscenza di quanto una volta veniva richiesto. Se non in qualche sporadico caso nel quale ci troviamo di fronte a fenomeni di eccellenza nella classica, per le altre discipline musicali ancora non esistono corsi che possano portare gli allievi dei conservatori a compimento di un percorso professionale.

– Mogol e i Raminghetti. Tuo padre. Quanti anni avevi? Otto? Dieci? Un tuffo nel ricordo. Poi i Daniel Sentacruz e Soleado: non riesco a nascondere l’interesse per un brano che ha fatto la storia della musica leggera.

– Il mio primo complessino è di quando avevo soli otto anni, poi diventati i Raminghetti con i quali ho inciso due dischi, uno dei quali con Mogol come autore e padrino della giovanissima band. Per me mio padre con la sua immensa passione per la musica è stato fondamentale. I Sentacruz sono stati una bellissima esperienza ma in quel periodo io già studiavo in conservatorio e avevo la classica nel cuore e nella mente, sino al punto che ai diciannove anni sono uscito dal gruppo per dedicarmi al solo studio.

– Un ultimo squarcio su un altro lato importante della tua carriera: quello imprenditoriale. Una capacità forse trasmessa nel codice genetico. La DB One, l’incarico della Regione Lombardia. Scenari futuri e una tua considerazione sull’attuale flessione del mercato discografico.

Db One è stato per me il ritorno alla Pop dopo diversi anni di sola classica che mi hanno portato in giro per il mondo con le piu’ prestigiose orchestre. Quel momento ha rappresentato per me la necessita’ di recuperare quegli anni importanti passati a fare musica con le band nei locali d’Italia. Ho fatto dischi con i piu’ importanti artisti italiani e stranieri e sono tornato al Festival di Sanremo questa volta in veste di arrangiatore direttore d’orchestra compositore produttore e editore. Mentre nel 76 ci andai solamente come artista con i DSE. Oggi devo dire che dopo averlo fatto anche come direttore musicale mi resta solo di farlo come direttore artistico ed eventualmente di presentarlo . È chiaro che sto scherzando, ma sento di essere fortunato ad aver avuto la possibilità di poter ricoprire così tanti incarichi sia musicali che imprenditoriali che innegabilmente aprono la mia mente verso prospettive nuove.

About Eugenio Ripepi

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Il cantautore Eugenio Ripepi ha esordito con l'album "La buccia del buio" (CNI/Bollettino). Dell'album Ripepi ha scritto testi e musiche e curato la produzione artistica, affidando la sezione ritmica del disco a personaggi del calibro di Ellade Bandini alle batterie (Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Paolo Conte); Marco Fadda alle percussioni (Ivano Fossati, Eugenio Finardi); Luca Scansani al basso elettrico (Enzo Jannacci, Ivan Graziani). Il primo singolo "La luce scalza",tratto da "La buccia del buio", in rotazione su Isoradio Rai, network nazionali e radio private, si è posizionato tra i primi 25 della classifica nazionale indipendenti e tra i primi 15 con il videoclip del brano. Il secondo singolo estratto, "Scarpe di colla", ha spostato l'attenzione sui temi della lotta e dell'impegno, consolidati con il nuovo 45 giri Sociale inciso con la band ligure dei Sottosuono, che ha arrangiato i brani contenuti all'interno: "Operaio alla catena di montaggio" e "Thyssen". www.eugenioripepi.com

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