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Agnese Valle – Anche Oggi Piove Forte

Circa un anno fa era bene in vista nelle librerie (e forse è ancora in commercio) una serie di calamite recanti ognuna una battuta-cult cinematografica, abbinata al ritratto dell’attore/personaggio che la pronunciava. Tra queste ve ne erano due certamente distanti in relazione alle rispettive fonti, ma associabili per argomento; mi riferisco a “Potrebbe esser peggio, potrebbe piovere” e a “Non può piovere per sempre” (sappiamo tutti da quali film provengono). Ripensando ora a questo fortuito accostamento, mi verrebbe da collocare nel mezzo delle due frasi il titolo dell’opera prima di Agnese Valle, Anche oggi piove forte… , tenuta a battesimo lo scorso 11 aprile a L’Asino che Vola. Da allora il disco ha avuto la giusta attenzione della critica, con ottimi riscontri, e già si possono trovare sul web recensioni ed interviste.

agnese-valleSarà che, in rapporto al curriculum di Agnese, questo non è l’esordio assoluto (pensiamo all’importante esperienza dell’Orchestra del 41° Parallelo, che già la vede strumentista, cantante e autrice), saranno la sua preparazione in conservatorio, la sua bravura a scrivere, la simpatia che sa trasmettere come interprete; sta di fatto che questo primo disco a proprio nome colpisce, e piace sia nella sua interezza, sia prendendo le canzoni singolarmente. Nove brani originali e una rilettura del classico Io e te di Enzo Jannacci, più tre brevi stacchi strumentali registrati in diretta, tutti celebri motivi d’epoca, costituiscono l’album, senza dubbio molto maturo, realizzato con una unitarietà di intenti molto salda, quasi da concept, e ricco di sorprese verbali e sonore che sono tali proprio perché non vogliono affatto stupire in senso artificioso.

Peraltro, Anche oggi piove fortepuò considerarsi riuscito sotto tutti gli aspetti, grazie nondimeno all’ottimo editing di Giovanni Sala e alla produzione di Farfavole, l’etichetta di Renzo Rubino, che proprio nella serata inaugurale di aprile affiancava Agnese in qualità di special guest. Brano per brano, funziona alla perfezione l’alchimia testo-musica, frutto del costante lavoro in tandem tra la cantautrice e Stefano Scatozza, e funziona l’affiatamento tra i musicisti, tutti di prim’ordine. Il nucleo è formato da Scatozza e Marco Cataldi (chitarre), Stefano Napoli (basso) e Cecilia Sanchietti (batteria), che fra l’altro condivide con Agnese la ricordata Orchestra del 41° Parallelo (e nel disco troviamo altre loro compagne), della quale, sappiamo, Stefano Scatozza è direttore, e i cui ideatori-promotori Têtes de Bois sono rappresentati ora da Luca De Carlo. Vale la pena evidenziare queste liasons perché il disco, quasi un crocevia tra le formazioni capitoline citate (compreso naturalmente Acustimantico), ne ha risentito in positivo. Certo è stato realizzato “in famiglia”, e la sinergia che ne deriva crea una intesa immediata tra prodotto finito e fruitore. Non è solo il piacere -sacrosanto!- dato dall’ascolto di buona musica. È la strizzata d’occhio di un nuovo amico che cerca la tua complicità, ti prende per mano e ti rende partecipe del proprio universo, suscitando malinconia, divertimento, rabbia, riflessioni.

Agnese Valle - Anche Oggi Piove ForteL’album, se da un lato convoglia tanti background musicali assimilati negli anni in modo diretto o indiretto, dall’altro mira a sistematizzare queste istanze grandi e piccole. Le canzoni, tutte ugualmente spontanee, vengono presto al dunque nei contenuti come negli arrangiamenti, e il lavoro che adesso le contiene le mette ancora più in evidenza dando loro, appunto, un senso, una direzione precisa, facendo sì che nulla sia lasciato al caso. Gli stessi intermezzi, con il clarinetto di Agnese protagonista più che altrove, scandiscono una ripartizione studiata dell’album e della tracklist, mentre ogni brano unisce elementi diversi forniti ora dalla composizione, ora dall’argomento, ora dalla cultura -musicale e non- che ne è alla base.

Per esempio, Disposto a tutto può far pensare, in termini di parentele stilistiche, a Cristina Donà o a Hendrix; sotto altri aspetti, può rimandare ad Elio per la struttura articolata del pezzo e per certi parossismi del testo o -visto l’argomento- al Pino Marino di Non ho lavoro, però intanto non fa perdere di vista l’oggi, dove tutti siamo praticamente obbligati a offrirci sulla piazza per “installare il sistema operativo”; il risultato è un obiettivo preciso, fotografato e raccontato in modo nuovo ed interessante, con più strumenti insieme, non ultima l’urgenza di affrontare il dramma di rimanere disoccupati, elaborato dalla storia di una persona realmente conosciuta dall’artista.

Facile raccordare Disposto a tutto alla cover di Io e te, che torna di attualità e viene a riassumere il senso dell’album, sia per le tematiche trattate allora da Jannacci, attuali come non mai trentacinque anni dopo, sia per come Agnese ha saputo farla sua e di tutta una generazione. Certe volte basta davvero un segmento di testo messo più in evidenza, o un passaggio armonico appena modificato a far riscoprire una canzone preesistente, pure già conosciuta e già bella nella sua versione d’origine. C’è sì l’omaggio testimoniano i suoi spettacoli), ma non ha nulla del revival in ricordo di ipotetici (fasulli, verrebbe da dire) “bei tempi andati”.

Volendo però individuare un brano davvero politico nel senso migliore del termine, penso a Lasciare riposare, traccia di apertura del disco, divenuta anche videoclip in abbinamento alla campagna “Operazione Fame” che l’associazione Action Aid ha lanciato contro gli sprechi di cibo. Abbiamo davanti perciò una questione cruciale (forse non sempre posta in primo piano come si dovrebbe) espressa con leggerezza e insieme con cognizione di causa attraverso una canzone geniale che rispecchia l’opinione dell’autrice anche in merito ai compiti di chi per mestiere produce musica e arte in genere.

Verso la metà del CD, dove la forma racconto è predominante, torna in ben due occasioni l’Italo Calvino de Gli amori difficili. La struggente Sul treno riprende L’avventura di un soldato, ora arricchita dalla presenza di un pubblico di pendolari (me lo sono chiesto: pendolari per lavoro? precari di oggi e di ieri?) che osserva e illustra la vicenda descritta in origine. A L’avventura di due sposi si richiama invece Il lato caldo del letto, sviluppando una tematica che Calvino stesso, all’epoca, aveva accennato nel libretto dell’opera La panchina, e poi trasposto più fedelmente in Canzone triste, nell’ambito di Cantacronache.

Che siano mutuate o meno dalla letteratura, sembrano stare a cuore ad Agnese quelle figure di “lonely people” tra le quali rientra di diritto la stravagante e tenera Donna di pelliccia, personaggio non fittizio e anzi ben noto alla cantautrice, che dedica un ritratto volutamente fantasioso come segno di affetto verso questa “signora della porta accanto” rimasta avvolta nel mistero.

Agnese è quindi un eccezionale io narrante, e da un episodio all’altro si muove tra toni seri ed ironici, ora parlando lei stessa, ora vestendo i panni di altri, ora costruendo nuove scene e aggiungendo ulteriori elementi a situazioni fornite dall’esterno. Intanto la pioggia fa sempre capolino quando meno te lo aspetti e magari credi che abbia smesso. Scandisce i ritmi frenetici di una quotidianità spesso non desiderata, bagna il bucato steso come il panorama visto lungo la ferrovia, è sfondo, con il suo grigiore, per la monotonia delle chiacchiere di provincia, la fa da padrona nello spiritoso artwork del CD (che, mi azzardo un po’, va ad aggiungersi alle copertine dei fratelli maggiori Una giornata uggiosa e Schizzechea with love).

Allora, un disco di mala tempora? Sì, con tutte le probabilità, ma non in modo assoluto. La maturità di Anche oggi piove forte… è data anche da un senso di saggezza che permea ogni sua canzone. È palese che si tratta di pioggia fastidiosa e comunque abituale quasi da non farci caso; al tempo stesso fatto concreto e allegoria del momento storico attuale. Ma non meno preminente del tempo atmosferico è il tempo in senso diacronico, fosse solo quel tempo che non si trova mai per vivere in armonia con il proprio tempo (manifestato con accenti diversissimi in Dieci mani, Il lato caldo del letto, Respira). È un tempo-crossover, che procede in avanti e indietro negli stili musicali, entro un pezzo singolo (ancora Lasciare riposare) come da un brano all’altro, e gioca a rincorrersi tra i nostri anni recentissimi, il 1958 di Calvino, il 1979 di Jannacci, gli anni ’30-’40 evocati dagli intermezzi. Così, tra i rovesci quasi continui, Agnese opera una lettura critica del presente, favorendo, più che un legame con il passato, la percezione di un “tempo senza tempo” volto a ripresentare le medesime problematiche, e all’interno del quale, fortunatamente, trovano spazio la denuncia seria o ironica, la ragione, l’ottimismo, la positività.

Come ultimo augurio, possa un lavoro vario ed intelligente come questo dare nuove speranze dall’ultimo quarto residuo del piovoso 2014 in avanti. Perché anche in inverno, “di fuori il gelsomino rifiorisce / rinasce”.

Giuliano Gangemi

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