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5 domande a… Ottavo Richter

Una bella serata è il loro nuovo album, e loro sono i coloratissimi Ottavo Richter. Il gruppo nasce dalle raffinate e singolari idee di due giovani musicisti: Raffaele Köhler (tromba) e Luciano Macchia (trombone). Il loro percorso ha un classico inizio da biografia d’artista: suonano per strada nelle notti di Milano, applauditi dai passanti, ma quasi sempre scacciati dalle forze dell’ordine.
L’unione tra una sezione fiati “sinfonica” ed una ritmica “turbo power”, motivata da una chitarrina “indisciplinata” genera movimenti sussultori in platea, trasforma teatri in sale da ballo e strade cittadine in auditorium. Senza pudori gli Ottavo Richter si avventurano in viaggi musicali in balìa di loro stessi, dimenticando meta e bussola.

Hanno all’attivo due album: “Molly Malone’s” e “Clinkin’ glasses” e in passato hanno partecipato a importanti festival, trasmissioni televisive e radiofoniche (Tg3 Linea Notte, Parla con me, Caterpillar, Caterraduno, Gli spostati, La banda).

Gli Ottavo Richter hanno condiviso le loro scorribande con Gianluigi Carlone, Banda Osiris, Antonio Di Bella, Andrea Giuffredi, Gaetano Liguori, Massimo Cirri, Filippo Solibello, Giampaolo Köhler, Radio Popolare, Rupert Sciamenna.

Tengo a precisare che insistono nel proporre questo tipo di annuncio: “La band si rende disponibile per matrimoni, feste di piazza, cresime, comunioni, divorzi, nonché funerali (previo avviso anticipato di almeno mesi sei)”.

Ma siete stupendi. Cominciamo dagli amici in comune. Non nel senso del municipio. Parlo di Cassandra Casbah. Sapete che abbiamo fatto la Scuola del Teatro Stabile insieme? Voi direte: e a noi che ce frega. E no. Qui entra in gioco la domandona. Perché vi contaminate col teatro? Guardate che è una brutta malattia. Deriva dal fatto che avete iniziato per strada, e quindi vivete la dimensione dell’happening, o c’è qualche altro arcano motivo alla base? Avete una mezz’oretta per rispondere. Nel frattempo mandate un bacio a Cassandra da parte mia.

In realtà ci piace “contaminarci” con tutto: teatro, clown, radio, pittura, videoclip, generi musicali, televisione, architettura cittadina, spot… Ma non c’è da preoccuparsi, siamo portatori sani di influenze…!

Non ci sono arcani motivi… semplicemente riteniamo che mettersi in gioco sia stimolante, divertente e istruttivo.

Dopo la parentesi teatrale, parliamo un po’ di musica. Anzi, parliamo di un po’ di musiche. Ascoltando il vostro ultimo disco Una bella serata, la mescolanza di generi è abbastanza evidente. E se comunque non bastasse c’è scritto anche nei comunicati. Scherzi a parte (giusto il tempo utile per non ubriacarci di seriosità, poi riprendiamo), i temi ritmici e le frasi strumentali spesso appaiono sperimentazioni coraggiose, e vi danno ragione sulla linea della ballabilità e della concretezza espressiva. La traccia n.7, Noise, è un panorama sonoro quasi contemporaneo, forse fusion. Zerozerottavo, traccia 10, è una reminiscenza bondiana? Altri più intuibili riferimenti cinematografici mi sembra di averli colti. La prima traccia ad esempio, Bradipo Missile, sembra la sigla di un telefilm di fine anni ‘ 70. Non me l’aspettavo questa varietà divertita. Dati gli strumenti, ero pronto ad ascoltare il solito anelito balcanico. L’intento è pianificato? E’ frutto di un’improvvisazione rielaborata?

È sempre stato nel DNA degli Ottavo Richter. Il primo disco (“Molly Malone’s”, 2005) è uno dei primi live della formazione e nella tracklist trovi funk, ballad, free jazz, blues, bossa nova. Con il tempo abbiamo enfatizzato questa attitudine alla varietà, perché ci permette una libertà espressiva e una freschezza notevoli.

In più, alla maggior parte delle persone -noi compresi-, piace ascoltare musica di generi differenti; un nostro concerto, come il disco, diventa un viaggio in tanti mondi diversi e crea atmosfere sempre nuove.

Il brano che dà il nome al disco, Una bella serata, traccia n.11, è esemplificativo del vostro poliedrico comporre. Tra voi sei Ottavi, mi interessa sapere chi compone e chi compana (verbo companare, da cui deriva l’abusato termine companatico). E i testi della traccia n.6 Little Bird? Somma di idee o c’è anche il battutista del gruppo?

Componiamo tutti, la nostra è una democrazia dittatoriale: ognuno di noi porta un brano, lo proviamo -una volta se va bene, visto che odiamo le prove-, e lo eseguiamo ai concerti. E diventa un brano degli Ottavo Richter, non più di chi l’ha scritto.

Il testo di Little bird è stato scritto da Raffaele Kohler (il trombettista), autore anche della musica. Si tratta di un’evidente descrizione della sua prima adolescenziale esperienza erotica.

C’è una produzione artistica importante nel vostro disco. Quanto ha influito sul suono? La traccia n.3 Soufflé Dasè è una dedica o qualcosa di diverso? Spendete due parole su Fausto Dasè. Che non sia chi fa Dasè…

Soufflé Dasé” è un brano scritto dal bassista Marco Xeres: è un gesto spudorato per diventare il cocco del produttore, in parte riuscito.

Fausto è un ottimo fonico. Ci siamo trovati in linea su tutto artisticamente, e ha tirato fuori il suono della band con tutte le sue sfumature.

Collauda divani per passione.

Nel salutarvi e farvi i complimenti anche per gli splendidi dipinti di Giampaolo Kohler sulla copertina di un disco da ascoltare a palla in macchina, vi rivolgo adesso in conclusione forse la domanda più importante fra tutte: perché suonate per i funerali solo se chiamati con sei mesi di preavviso? Io ad esempio sto programmando due morti violente proprio in questi giorni. Vi prego di riflettere sul vostro comportamento. Non vi appare discriminatorio, miei tellurici amici?

Nel caso di morti violente, si può fare un’eccezione.

D’altronde siamo uomini d’onooore (in sottofondo il tema de “Il padrino”)…!

Eugenio Ripepi

www.eugenioripepi.com

About Eugenio Ripepi

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Il cantautore Eugenio Ripepi ha esordito con l'album "La buccia del buio" (CNI/Bollettino). Dell'album Ripepi ha scritto testi e musiche e curato la produzione artistica, affidando la sezione ritmica del disco a personaggi del calibro di Ellade Bandini alle batterie (Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Paolo Conte); Marco Fadda alle percussioni (Ivano Fossati, Eugenio Finardi); Luca Scansani al basso elettrico (Enzo Jannacci, Ivan Graziani). Il primo singolo "La luce scalza",tratto da "La buccia del buio", in rotazione su Isoradio Rai, network nazionali e radio private, si è posizionato tra i primi 25 della classifica nazionale indipendenti e tra i primi 15 con il videoclip del brano. Il secondo singolo estratto, "Scarpe di colla", ha spostato l'attenzione sui temi della lotta e dell'impegno, consolidati con il nuovo 45 giri Sociale inciso con la band ligure dei Sottosuono, che ha arrangiato i brani contenuti all'interno: "Operaio alla catena di montaggio" e "Thyssen". www.eugenioripepi.com

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