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5 Domande a… GIULIO CASALE

Dopo aver pubblicato quattro dischi di studio e un doppio disco live con gli Estra, gruppo che a partire dagli anni 90 raccoglie largo consenso di pubblico e di critica, nel 2003 Giulio Casale incide“sullo Zero”, documento dal vivo di una serie di concerti-reading tratti da un suo libro di poesie, che segna l’inizio di una nuova fase artistica.

Il 13 maggio 2005 viene pubblicato un album in studio, “IN FONDO AL BLU”, su etichetta Artes Records/Mescal, che fa da base ad uno spettacolo di teatro-canzone denominato Illusi d’esistenza”, con la regia di Roberto Citran.

Nel 2006 esce il libro “Se ci fosse un uomo – gli anni affollati del Signor Gaber (Arcana Libri), un itinerario tra i pensieri e le parole di Giorgio Gaber. Nell’autunno riporta in scena in teatro a Milano un testo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, rappresentato nella stagione teatrale 1978/1979, “Polli di Allevamento”: forse la più provocatoria delle pièces gaberiane, incentrata sui temi del conformismo, delle nevrosi, delle insicurezze dell’uomo contemporaneo.

Dalla scomparsa di Gaber, Giulio Casale sarà il primo a riproporre per intero un suo spettacolo. La tournée di Polli di Allevamento” tocca molti teatri italiani e gli permette di vincere il Premio Enriquez Speciale Attore del 2007. Sempre nel 2007 viene pubblicato “Dark Angel, i testi di Jeff Buckley”, che Giulio Casale scrive in collaborazione con Luca Moccafighe. Nel 2008 è la volta di “Formidabili quegli anni: si tratta di uno spettacolo sul ’68, nel corso del quale Giulio Casalealterna alla prosa i momenti musicali-cantati più significativi dell’epoca. Sfilano così composizioni di Jacques Brel, Fabrizio De André, Luigi Tenco, Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Boris Vian e dello stesso Casale.

Nell’autunno del 2008 debutta come narratore, con un volume di racconti intitolato “Intanto corro”(Garzanti ed.) che vince come opera prima il Premio Letterario Frignano ed è finalista in altre tre occasioni. Dal libro scaturisce uno spettacolo estivo omonimo: reading e teatro-canzone al tempo stesso.

Dopo la partecipazione a Che tempo che fa, il 16 novembre 2009 Giulio Casale debutta allo Strehler-Piccolo Teatro di Milano con lo spettacolo “LaCanzone di Nanda, dedicato a Fernanda Pivano, amica di Casale, per la regia di Gabriele Vacis. Lo spettacolo rappresenta un adattamento scenico dei Diari 1917-1973, nel quale si inseriscono i racconti originali che la Pivano fece a Casale negli anni della loro frequentazione, nonché rievocazioni di artisti legati alla beat generation o di maestri di Nanda (come Pavese e Calvino).

Già nel 2010 ha luogo la prima di un nuovo spettacolo, “The Beat Goes On”. È l’ideale prosecuzione della “Canzone di Nanda, un lungo medley di canzoni e poesie e al tempo stesso un viaggio che parte dall’America degli anni ’50 e attraversa le opere di poeti, scrittori e musicisti, passando attraverso differenti generi musicali, fino ad arrivare ai brani più melodici di Casale e degli Estra. A Treviso, il 2 ottobre, si svolge, con data unica, uno spettacolo dedicato a un grande pittore del primo ‘900, Gino Rossi, che passò gran parte della propria vita internato in manicomio. L’evento prende il titolo di “La Vita Altrove” e rappresenta una riflessione, che passa anche attraverso il linguaggio musicale e canoro, sulla solitudine e l’esilio dell’artista, spesso considerato come diverso, se non pazzo. Particolarmente intensa la recitazione in inglese del Kaddish di Allen Ginsberg, una sorta di orazione funebre composta dal poeta beat per la propria madre, che conobbe la depressione e il manicomio.

Durante le festività di Natale 2010 riemergono in pubblico le sue doti di cantautore puro: una nuova canzone di Casale dal titolo “La mia realtà” fa da colonna sonora e titoli di coda al film campione d’incassi “La banda dei babbi natale”, con Aldo Giovanni e Giacomo.


 

  • Ero a un convegno con Gian Piero Alloisio, e lui ha fatto il tuo nome agli studenti universitari parlando di Teatro Canzone. Io penso che sia un genere-non genere, di problematica collocazione; le mie ricerche vanno in questo senso. Tu lo hai praticato, con i tuoi spettacoli Illusi d’esistenza e La canzone di Nanda di cui parleremo dopo, per citarne solo due; e hai anche scritto, a proposito di un Gaber pure messo da te in scena nello splendido esito di Polli d’allevamento. Teatro Canzone. Come ti collochi all’interno del fenomeno?

Problematico, hai ragione, e inoltre ormai troppi si dichiarano facenti teatro-canzone … Nella mia ricerca attualmente sono giunto, grazie a Gabriele Vacis prima e oggi Francesca Bartellini (registi dei miei due ultimi testi messi in scena), ad un’ideale fusione tra la prosa e la chanson, dove le parti recitate dovrebbero (anche solo come utopia) avere l’identico peso specifico delle canzoni. Penso che d’ora in poi definirò i miei spettacoli teatrali quali “prosa cantata”. Ma rimane il problema di genere, che infatti non è riconosciuto dalla Siae, per dirne una.

 

  • Lo specchio dietro il bar mi vede bere a goccia ancora”. I miei occhi cominciano ad ascoltare fumo esistenzialista. La fuga è la via per chi non ha imparato a rompersi alla consuetudine, a dire bene “ciao, come stai”, ad avere voglia di sentire parlare di cronaca o sparlare di qualcuno, a praticare una “equidistanza” come “perpetuo adeguamento al peggio” alimentato. Stiamo parlando del tuo brano Apritemi. Paolo Conte diceva “la fuga nella vita, chi lo sa/ che non sia proprio lei la quintessenza”; e da un’altra celebre fuga di Fabrizio De André è nato un capolavoro come Amico Fragile. Tu perché continui a bussare?

Scontato l’ovvio che non sono proprio io colui che dà voce ad “Apritemi” (casomai il cantautore interpreta un sentimento diffuso, per non parlar di “universale”) mi pare che il bisogno di accettazione e di riconoscimento da parte dell’altro sia un implicito nel soggetto umano, e dunque un’implicita fonte di continua sofferenza, tesi come siamo tutti a “piacere” e a “compiacere”, ma non basta mai, no? Perciò pianifichi una fuga, anche se tendi a rimandarla il più a lungo possibile … Ti ringrazio per tutti questi riferimenti (alti), da parte mia con “Dalla parte del torto” avendo scelto (una volta per tutte) la parte sbagliata della barricata sociale dovrei anche aver smesso di soffrire della mancata accettazione della mia persona: dovrei, ecco il punto. Non conosco artista (e io però sono solo un artigiano) che non desideri essere amato e applaudito da tutti, proprio tutti. Poi, siccome questo è appena impossibile …

 

  • La narrativa di Casale. Calvino e Pavese con la Pivano, l’amicizia di lei e la finestra beat, lo spettacolo tuo su Nanda diretto da Vacis. Ti chiedo un mini-diario, se riesci a ridurre a racconto questo dolore esperienziale. Piero Ciampi diceva che l’assenza è un assedio.

Tanta roba, amico mio … Aver avuto il privilegio di notti intere trascorse ad ascoltare Nanda, i suoi racconti precisi e pepati su ognuno dei miei “eroi”, tanto musicali quanto letterari, quello è qualcosa che non si dimentica, e che io non sottovaluto, mai. Quanta solitudine, anche: non solo in lei ma specialmente nei “grandi”- penso a Kerouac, a Corso e a Chet Baker, a Pavese e a Primo Levi- come no, ma anche a Bret Easton Ellis per assurdo, gli anni 80, gli yuppies- che tristezza, e io quella volta lì c’ero, andavo già al Liceo… L’assenza è un assedio, certo, ma talvolta negli spiriti aperti e fecondi abbastanza produce (oltre che pena e sconforto) grandi fatti artistici, estetiche geniali, che finiscono per accompagnarci tutti, che lo si sappia o no.

 

  • Nei tuoi testi si respira letteratura. Ma sei anche attento a figure retoriche complesse, che reputo figlie del tuo comporre poetico di inizio carriera. Forse anche contemporaneo, questo diccelo tu.

Il contemporaneo mi chiama, ecco, sì. Però non dimentico quello che diceva Schiller (o Schelling? È uguale … ride): l’artista è figlio del suo tempo ma guai se ne diventa il beniamino. Cioè si tratterebbe di dar corpo a livello di testo (ma anche a livello musicale!) a qualcosa che restituisca il rumore di fondo dell’epoca senza per questo assomigliarvi del tutto, anzi alludendo a una possibile via d’uscita da questo inferno che tanto ci piace e tanto ci stimola a “far carriera”. Ma prima bisogna negare, con forza, distinguere, non cedere mai, se possibile, all’omologazione. Non cedere al Rap per esempio, alla sua eterna ormai iper -semplificazione della matassa umana e contemporanea. Ma non ce l’ho con nessuno … solo con me! (ride, di nuovo)

 

  • Infine, tornando al disco. Quanto Rock ti è rimasto dentro? Io lo sento soprattutto in Senza direzione. Un nuovo Rock di cui forse davvero c’è bisogno, con contenuti in grado di strappare. Almeno quanto la musica. E lontani dalla scelta di apparecchiare vacuità per condire le chitarre.

Oh … Magari fossi in grado di tutto ciò che dici … Sarebbe come aver realizzato infine il mio sogno di ragazzo, esattamente! Sarei disposto a morire per molto meno … Grazie …

 

Eugenio Ripepi

About Eugenio Ripepi

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Il cantautore Eugenio Ripepi ha esordito con l'album "La buccia del buio" (CNI/Bollettino). Dell'album Ripepi ha scritto testi e musiche e curato la produzione artistica, affidando la sezione ritmica del disco a personaggi del calibro di Ellade Bandini alle batterie (Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Paolo Conte); Marco Fadda alle percussioni (Ivano Fossati, Eugenio Finardi); Luca Scansani al basso elettrico (Enzo Jannacci, Ivan Graziani). Il primo singolo "La luce scalza",tratto da "La buccia del buio", in rotazione su Isoradio Rai, network nazionali e radio private, si è posizionato tra i primi 25 della classifica nazionale indipendenti e tra i primi 15 con il videoclip del brano. Il secondo singolo estratto, "Scarpe di colla", ha spostato l'attenzione sui temi della lotta e dell'impegno, consolidati con il nuovo 45 giri Sociale inciso con la band ligure dei Sottosuono, che ha arrangiato i brani contenuti all'interno: "Operaio alla catena di montaggio" e "Thyssen". www.eugenioripepi.com

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