Home / Canzone d'Autore / 5 Domande a… Gerardo Di Lella

5 Domande a… Gerardo Di Lella

Gerardo Di Lella, pianista, arrangiatore, compositore e direttore d’orchestra, si è diplomato in pianoforte con Paolo Spagnolo e in Musica Jazz al conservatorio di Cosenza, ha studiato piano jazz con E. Pieranunzi e Franco D’Andrea, composizione con Aladino Di Martino e Ysang Yun, arrangiamento con Bruno Tommaso e Giancarlo Gazzani e musica per film con Ennio Morricone presso l’Accademia Chigiana di Siena.

Dal 1993 comincia a dirigere una propria orchestra, partecipando a numerosi festival, tra cui il Taormina Arte Festival, Villa Celimontana, Teano Jazz, Sorrento Jazz, Nick La Rocca Jazz Festival, Pomigliano Jazz, le Journées Musicales de Carthage, Tabarka Jazz Festival e molti altri.

Nel 1997 ha diretto l’orchestra del concorso Nazionale per Arrangiatori – Compositori “Il Jazz: Libertà di Scrittura e d’Improvvisazione” a Benevento, mentre nel 2008 ha diretto l’orchestra del Festival di Sanremo per Little Tony. Ha inoltre diretto l’orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania in occasione della 17ma edizione del “Concerto di Natale” 2009 in prima serata per Rai Due.

Ha collaborato con diversi musicisti, tra cui Eddie Daniels, Randy Brecker, Chris Potter, Paquito D’Rivera, Diane Schuur, Slide Hampton, Enrico Rava, Bob Mintzer, Tullio De Piscopo, Miroslav Vitous e molti altri.

Dal 2000 collabora stabilmente con il Maestro Lino Quagliero (storico arrangiatore Rai) con il quale ha dato vita alla Gerardo Di Lella /Lino Quagliero Big Band, attualmente molto attiva.

In ambito pop ha collaborato con diversi artisti: Claudio Baglioni, Randy Crawford, Malika Ayane, Biagio Antonacci, Cesare Cremonini, Dolcenera, Rosalia De Souza, Noemi, Edoardo Bennato, Fausto Leali e molti altri.

In occasione del Premio Città di Recanati del 2003 ha accompagnato con la Gerardo Di Lella Pop Orchestra il cantante soul-blues di fama mondiale Solomon Burke, mentre per la cantante israeliana Noa ha scritto arrangiamenti e diretto l’orchestra Scarlatti di Napoli accompagnata dal quartetto di Stefano Di Battista.

Ha collaborato con il Maestro Piero Piccioni, compositore delle colonne sonore dei film di Alberto Sordi, dirigendo la sua musica in importanti circostanze, tra le quali lo special televisivo “Grazie Alberto” (andato in onda in prima serata su Rai Due ad un anno dalla scomparsa dell’attore romano) ed in occasione del concerto organizzato all’Auditorium Parco della Musica di Roma a cinque anni dalla scomparsa di Sordi, dove il direttore si è esibito con la sua Gerardo Di Lella Grand Orchestra.

Con la Gerardo Di Lella Big Band ha partecipato alla cerimonia di premiazione del David di Donatello 2010 trasmessa su Rai Uno, Rai Sat Cinema e Rai International.

Nell’agosto 2011 ha partecipato alVillammare Film Festivalcon il programmaMovie Music”, interamente dedicato alla musica del cinema e della televisione.

Con lo spettacolo Gerardo Di Lella Pop Orchestra plays Anni 70 ”The DANCE ERA” ha portato per la prima volta la musica degli Anni 70 in un teatro, registrando il tutto esaurito alla Sala Umberto di Roma.

Gerardo Di Lella è attualmente direttore artistico dell’Ispani Jazz Festival.

E’ uscito il suo nuovo progetto discografico,Napoli & Jazz, che vede coinvolte 12 star del panorama jazz internazionale.

  1. Napoli & Jazz”: potremmo levare la “& “ commerciale e metterne una con l’accento. Sei d’accordo con questa considerazione preliminare di carattere generale?

Assolutamente si! La Napoli di oggi è sicuramente una “Jazz City” e, sebbene questa città abbia una struttura musicale imponente come poche altre al mondo, essa è sempre stata attenta a tutto quanto di musicale succede altrove. Il jazz è ormai entrato a pieno titolo nella cultura musicale napoletana contemporanea.

  1. La tromba di Fabrizio Bosso, splendido creatore di suoni che ho avuto il piacere di sentire dal vivo, inaugura con il primo brano il cast stellare della tua jazz orchestra. Nel libretto del disco Tullio De Piscopo fa cenno alla tua capacità di leadership. E’ un rapporto orizzontale? Il tuo jazz è individualismo o favorisce il gioco di squadra?

In genere, quando si fa jazz, è necessario che individualità e gioco di squadra convivano bene insieme, ed ovviamente nel caso di grandi formazioni questo è ancor più importante.

La Jazz Orchestra è per forza maggiore una grande squadra dove ogni musicista ricopre un ruolo ben preciso, dove l’arrangiatore oltre a scrivere l’arrangiamento deve prevedere l’intervento dei solisti in modo da integrarli alla scrittura. Del resto, però, la responsabilità dell’indirizzo espressivo di un disco è per forza di cose solo ed esclusivamente dell’arrangiatore.

  1. I movimenti dello swing, l’atmosfera jazzata…allontanano secondo te l’idea della napoletanità melodrammatica per riportare un intento di internazionalità che veda oltre il folclore?

Penso di si, probabilmente tralasciare l’aspetto legato al folklore è il primo presupposto che va considerato quando si fa un’operazione di reinterpretazione del genere. Il jazz è un linguaggio internazionale e quando ci si avvicina al suo lessico bisogna farlo andandogli incontro e ovviamente bisogna essere pronti a togliersi quell’alone melodrammatico tipico della nostra cultura.

  1. Prima di parlare delle tue splendide composizioni, vorrei capire come ti è venuta l’idea di inventare una “Torna a Surriento” così lucida da farti guadagnare la stima di Larry Carlton.

Arrangiare un brano originale non dà mai l’idea del vero confine tra la capacità compositiva che ha un musicista e quella di saper arrangiare un brano altrui, viceversa, quanto più è conosciuto il brano tanto più sarà evidente il lavoro svolto dall’arrangiatore. Detto ciò, per convincere uno come Larry che non ha proprio bisogno di dimostrare nulla, mi occorreva qualcosa di eclatante, qualcosa che mettesse subito in risalto il mio operato e che lo motivasse a partecipare al progetto. Torna a Surriento mi sembrava la scelta migliore e così è stato.

  1. Le tue composizioni sono molto varie per forme e intenti e ti hanno reso giudizi molto lusinghieri dalla critica per la cifra originale e la tua riconoscibile impronta nella capacità di cambiare indirizzo. L’esperienza di Dance Era e del repertorio degli Anni 70 è un divertimento espressivo raffrontato alle composizioni jazz o è un esercizio che ritieni di pari dignità sintattica?

Ogni stile ha la sua dignità musicale quando è fatto bene, a me è sempre piaciuta la buona musica, indipendentemente dal genere, stile ecc… si può suonare o arrangiare bene qualsiasi tipo di musica cosi come la si può rovinare.

Occorre anche considerare che per un arrangiatore, forse più che per ogni altro tipo di musicista, la sfida sta proprio in quella di rapportarsi ai vari linguaggi attraverso la grammatica propria di ognuno di essi. Considerare stili diversi dal jazz solo divertimento o di minore importanza dimostra molta superficialità, non sono pochi i casi di musicisti che entrano in studio per registrare 8 misure di solo in un pezzo Pop e che continuano a suonare Coltrane.

Se ascolti il solo di Phil Woods su “Just The Way You Are” di Billy Joel, ti rendi conto che è bellissimo, semplice, e che sembra facile…ma non è così. Per quanto riguarda gli arrangiatori basta guardare al percorso fatto da Quincy Jones per avere un buon esempio anche in questo senso.

About Eugenio Ripepi

avatar
Il cantautore Eugenio Ripepi ha esordito con l'album "La buccia del buio" (CNI/Bollettino). Dell'album Ripepi ha scritto testi e musiche e curato la produzione artistica, affidando la sezione ritmica del disco a personaggi del calibro di Ellade Bandini alle batterie (Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Paolo Conte); Marco Fadda alle percussioni (Ivano Fossati, Eugenio Finardi); Luca Scansani al basso elettrico (Enzo Jannacci, Ivan Graziani). Il primo singolo "La luce scalza",tratto da "La buccia del buio", in rotazione su Isoradio Rai, network nazionali e radio private, si è posizionato tra i primi 25 della classifica nazionale indipendenti e tra i primi 15 con il videoclip del brano. Il secondo singolo estratto, "Scarpe di colla", ha spostato l'attenzione sui temi della lotta e dell'impegno, consolidati con il nuovo 45 giri Sociale inciso con la band ligure dei Sottosuono, che ha arrangiato i brani contenuti all'interno: "Operaio alla catena di montaggio" e "Thyssen". www.eugenioripepi.com

Leggi altro:

Mannarino, il nuovo album «Apriti cielo» in arrivo il 13 gennaio: il primo singolo è già virale

Il brano “Apriti cielo”, primo singolo estratto dall’omonimo album di MANNARINO (in uscita il 13 gennaio) su …

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *